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Consigli utili

Assistenza domiciliare integrata (ADI), cos'è e come averla

Qui trovi cos'è l'ADI della tua ASL, per chi è, chi la chiede, come si fanno la valutazione e il piano di cure, cosa è gratis e cosa invece può costare.

Scritta con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, sulle fonti citate in fondo. Riletta da Francesco Bonetti, fisioterapista, il 18 ottobre 2026.

Pubblicato il 10 ottobre 2026 · 13 minuti di lettura

Un'infermiera con la borsa delle medicazioni suona alla porta di una casa, con dei vasi di fiori accanto all'ingresso
Immagine creata con l’intelligenza artificiale

In breve

  • L'ADI porta a casa le cure del Servizio sanitario a chi non riesce ad andare in ambulatorio, di ogni età, per un periodo o a lungo.
  • Di solito la chiede il medico di famiglia o il pediatra, oppure l'ospedale con la dimissione protetta. Poi un'équipe valuta i bisogni e scrive il progetto di cure.
  • Le cure sanitarie sono a carico del Servizio sanitario. L'aiuto dell'OSS e i servizi sociali del Comune possono avere una compartecipazione, legata all'ISEE.
  • Ogni Regione organizza le cure a casa a modo suo. Le regole di dove vivi le trovi sul sito della tua azienda sanitaria, alla voce cure domiciliari.
  • Un professionista privato si aggiunge all'ADI, non la sostituisce. Avvisa sempre il medico di famiglia.

Cos'è l'ADI

L'assistenza domiciliare integrata, l'ADI, porta a casa le cure del Servizio sanitario nazionale. È per chi non è autosufficiente o è fragile, ha una malattia o i suoi esiti, e non riesce ad andare in ambulatorio.

Si chiama integrata perché a casa lavorano più professionisti insieme, sullo stesso progetto di cure. Sono medici, infermieri, fisioterapisti e altri professionisti sanitari, insieme ai servizi sociali quando servono.

Le cure domiciliari fanno parte dei livelli essenziali di assistenza, i LEA. Sono i servizi che il Servizio sanitario deve offrire in tutta Italia. Le descrive il DPCM del 12 gennaio 2017, all'articolo 22. Lo scopo, scrive il decreto, è stabilizzare la malattia, limitare la perdita di autonomia e migliorare la qualità della vita.

I livelli delle cure a casa

Il decreto divide le cure domiciliari in quattro livelli. Li distingue un numero, il coefficiente di intensità assistenziale, il CIA. È il rapporto fra i giorni in cui qualcuno viene a casa e i giorni in cui la persona è seguita. Un CIA di 0,30, per esempio, vuol dire circa 3 giorni con almeno una visita ogni 10.

  • Le cure domiciliari di base, per bisogni sanitari semplici, anche ripetuti nel tempo. Il CIA è sotto 0,14.
  • L'ADI di primo livello, con un CIA fra 0,14 e 0,30.
  • L'ADI di secondo livello, con un CIA fra 0,31 e 0,50.
  • L'ADI di terzo livello, con un CIA sopra 0,50. È per chi ha una malattia molto complessa, instabile e con sintomi difficili da controllare, e serve anche a sostenere la famiglia.

Per i tre livelli dell'ADI il decreto chiede una valutazione dei bisogni e un progetto di cure scritto. Quando servono, l'ADI comprende anche gli esami, i farmaci, i dispositivi medici e la nutrizione artificiale.

Le cure palliative a casa

C'è poi chi ha una malattia cronica che avanza, per cui le terapie non esistono o non riescono più a fermarla. Per queste persone il Servizio sanitario offre le cure palliative domiciliari, previste dalla legge 38 del 2010 e dall'articolo 23 dello stesso DPCM. Le organizza la rete di cure palliative, che esiste anche per i bambini.

  • Al livello base le coordina il medico di famiglia o il pediatra, con medici e infermieri formati sulle cure palliative.
  • Al livello specialistico viene a casa un'équipe dedicata, per i bisogni più complessi. Un medico e un infermiere sono reperibili 24 ore su 24.

Oltre alle cure del medico e dell'infermiere, comprendono la riabilitazione, il sostegno psicologico, l'aiuto alla persona e il sostegno spirituale. Anche qui servono la valutazione e un progetto di cure, che coinvolge la persona e la famiglia.

Per chi è

Il decreto parla di persone non autosufficienti e in condizioni di fragilità, con una malattia in corso o i suoi esiti. Le pagine delle aziende sanitarie lo dicono in parole più semplici.

  • Persone di ogni età, dai bambini agli anziani.
  • Persone che non riescono ad andare in ambulatorio, o che ci andrebbero solo con grande fatica.
  • Per un periodo, per esempio dopo un ricovero, oppure a lungo.

Chi la chiede

Di solito la richiesta parte da un medico.

  • Il medico di famiglia, o il pediatra per i bambini. È il responsabile clinico delle cure a casa.
  • L'ospedale, con la dimissione protetta. L'azienda sanitaria deve fare in modo che le cure continuino dal reparto a casa. Chiedilo in reparto prima delle dimissioni. Nella guida su come tornare a casa dopo il ricovero trovi come prepararsi.
  • La famiglia o i servizi sociali del Comune. Per l'ADI di primo e secondo livello il decreto prevede che si possa partire anche dalla loro richiesta, nei modi decisi dalla Regione.

Se pensi che una persona ne abbia bisogno, il primo passo è parlarne con il medico di famiglia. In alcune regioni, come la Toscana, puoi rivolgerti anche al distretto o al Punto unico di accesso, il PUA.

Il PUA, la valutazione e il progetto di cure

Il Punto unico di accesso, il PUA, è lo sportello dove sanità e servizi sociali si incontrano. Il DM 77 del 2022 lo mette nelle Case della Comunità. Lì si raccolgono le richieste e si avvia la valutazione.

Poi c'è la valutazione multidimensionale. La fa un'équipe di più professionisti, l'unità di valutazione multidimensionale. Guarda la salute della persona, quello che riesce a fare da sola e la sua situazione sociale e familiare.

Dalla valutazione nasce il PAI, il progetto di assistenza individuale. Molte aziende sanitarie lo chiamano piano. Dice di cosa ha bisogno la persona, e su questa base si decide chi viene a casa e quanto spesso. Lo scrive l'équipe insieme alla persona e alla famiglia. Se serve la riabilitazione, c'è anche un progetto riabilitativo, il PRI. Il progetto si rivede nel tempo.

Case della Comunità, COT e infermiere di famiglia

Il DM 77 del 2022 ha ridisegnato l'assistenza sul territorio. Tre novità toccano le cure a casa.

  • La Casa della Comunità è il luogo vicino a casa dove trovare medici di famiglia, pediatri, infermieri, specialisti, assistenti sociali e il PUA. Lo standard è una Casa della Comunità principale ogni 40-50 mila abitanti, con altre sedi più piccole collegate.
  • La Centrale operativa territoriale, la COT, coordina il passaggio da un luogo di cura all'altro, per esempio dall'ospedale a casa. Lo standard è una ogni 100 mila abitanti, o una per distretto, attiva 7 giorni su 7. Di solito non la chiami tu. La attivano i medici e gli altri professionisti sanitari.
  • L'infermiere di famiglia e di comunità segue le persone e le famiglie del suo territorio, anche a casa, insieme al medico di famiglia. Lo standard è uno ogni 3.000 abitanti.

Sono obiettivi che si stanno ancora realizzando. Secondo AGENAS, alla fine del 2025 le Case della Comunità previste erano 1.715, e 781 avevano almeno un servizio attivo. Per sapere cosa c'è già nella tua zona, chiedi al medico di famiglia o guarda il sito della tua azienda sanitaria.

Cosa si fa a casa

Cosa si fa dipende dal progetto di cure. Le pagine dell'ASL di Latina e dell'ULSS 9 di Verona, per esempio, elencano queste cure.

Anche chi viene dipende dal progetto. Possono venire il medico di famiglia, gli infermieri, il fisioterapista e gli altri professionisti della riabilitazione, lo specialista e l'operatore socio-sanitario, l'OSS, per l'aiuto alla persona. Se servono un letto, una carrozzina o altri ausili, la guida sugli ausili spiega come si chiedono.

Orari ed emergenze

Le norme chiedono che le cure a casa abbiano una continuità 7 giorni su 7 e 24 ore su 24, nei modi decisi dalle leggi nazionali e regionali, anche con la telemedicina. Non vuol dire che qualcuno venga a casa a ogni ora. Gli orari delle visite cambiano da un'azienda sanitaria all'altra.

Di notte e nei giorni festivi, per un problema che non è un'emergenza, c'è la continuità assistenziale, la vecchia guardia medica. In molte regioni risponde il 116117, un numero gratuito. In Campania, Emilia-Romagna, Puglia, Sicilia e Valle d'Aosta non è ancora attivo, e in Liguria, nelle Marche e in Alto Adige lo è solo in alcune zone. Lì vale il numero della guardia medica della tua azienda sanitaria.

Cosa è gratuito e cosa può costare

Le cure sanitarie dell'ADI sono a carico del Servizio sanitario. Lo scrive un decreto del 2001 sull'integrazione fra sanità e servizi sociali. Per l'ADI, quel decreto mette al 100% a carico del Servizio sanitario le visite a casa del medico di famiglia e dello specialista, l'assistenza dell'infermiere e la riabilitazione. Quando servono, il progetto di cure comprende anche gli esami, i farmaci, i dispositivi e la nutrizione artificiale.

Molte aziende sanitarie lo scrivono in chiaro. L'ATS di Brescia, per esempio, scrive che le cure domiciliari «non comportano alcun costo per i cittadini». L'ASL di Latina scrive che sono «a totale carico del SSN». Se per qualcosa ti chiedono un ticket, chiedi spiegazioni all'équipe dell'ADI o alla tua azienda sanitaria.

Per l'aiuto alla persona dell'OSS, che le norme chiamano assistenza tutelare, la regola è diversa. Il Servizio sanitario copre tutto nei primi 30 giorni dopo una dimissione protetta dall'ospedale, e la metà nei giorni dopo. L'altra metà, dice il decreto del 2001, spetta al Comune. Il Comune può chiedere una compartecipazione a chi è assistito, secondo le regole della Regione e del Comune stesso.

Poi ci sono i servizi sociali del Comune, come il servizio di assistenza domiciliare, il SAD. Aiutano nell'igiene della persona, nei pasti e nelle pulizie. Qui il Comune può chiedere una compartecipazione, calcolata con l'ISEE. Chiedi ai servizi sociali del tuo Comune come funziona da voi.

Per gli aiuti economici a chi assiste, come l'indennità di accompagnamento, i permessi della legge 104 e la prestazione universale dell'INPS, trovi tutto nella guida sul caregiver familiare.

Cosa cambia da una regione all'altra

I LEA valgono in tutta Italia, ma ogni Regione organizza le cure domiciliari a modo suo. Cambiano il nome del servizio, la porta da cui si entra, chi viene a casa e gli orari. Ecco tre esempi.

  • In Lombardia le cure domiciliari si chiamano C-Dom. La richiesta del medico va all'ASST, e la persona sceglie l'ente accreditato che viene a casa.
  • All'ASL di Latina, nel Lazio, le cure dell'infermiere e la riabilitazione partono al massimo entro 72 ore dalla richiesta. Le svolgono enti privati accreditati.
  • A Verona l'ULSS 9 scrive che gli infermieri dell'ADI ci sono tutti i giorni dalle 7 alle 21. L'OSS lo assicura il Comune, che può chiedere una compartecipazione alla spesa.

Per sapere come funziona da te, guarda il sito della tua azienda sanitaria, alla voce cure domiciliari o ADI. Il nome cambia da regione a regione. Spesso si chiama ASL. In Veneto si chiama ULSS, in Sicilia e in Calabria ASP, in Emilia-Romagna AUSL, e in Lombardia ci sono le ATS e le ASST. Puoi anche chiedere al medico di famiglia o al distretto.

L'obiettivo del PNRR

Il PNRR, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, ha messo circa 3 miliardi di euro sull'assistenza domiciliare. Il Ministero della Salute scrive che sono poi aumentati di 250 milioni, per seguire a casa almeno altre 842 mila persone sopra i 65 anni entro giugno 2026.

AGENAS, l'agenzia nazionale che controlla questi numeri, lo scrive in un altro modo. Entro dicembre 2025 le persone sopra i 65 anni seguite a casa dovevano essere almeno 1.487.590, cioè il 10%. Nel 2019 erano 645.590, circa il 5%. Il DM 77 ha fatto di questo 10% uno standard, da raggiungere poco alla volta.

Secondo il monitoraggio di AGENAS sul 2025, fatto a marzo 2026, le persone sopra i 65 anni seguite a casa sono state 1.625.785, l'11,3%. AGENAS scrive che l'obiettivo minimo del PNRR è stato raggiunto. Nel conto entra chi ha avuto almeno una prestazione a casa nell'anno, a qualsiasi livello di intensità. È un dato nazionale, e non dice quante visite riceve ogni persona.

L'ADI e il professionista privato

L'ADI e un professionista privato non sono in alternativa. Il privato si aggiunge alle cure pubbliche, non ne prende il posto.

  • Se la persona ha i requisiti, chiedi prima l'ADI. Sono le cure del Servizio sanitario, coordinate dal medico di famiglia.
  • Il privato può servire a chi non ha i requisiti, per esempio perché riesce ad andare in ambulatorio.
  • Può servire anche per avere più ore, orari diversi, o una figura che il progetto di cure non prevede.

Se usi tutti e due, avvisa il medico di famiglia e l'équipe dell'ADI. Così le cure restano coordinate e nessuno fa lo stesso lavoro due volte.

Su sanitaadomicilio.it trovi l'infermiere, il fisioterapista, il medico e l'assistenza con OSS e assistenti familiari. Apri la scheda e chiami tu. Il prezzo lo decide ogni professionista e, se l'ha scritto, lo trovi sulla sua scheda.

Nelle guide sull'infermiere a domicilio e sulla fisioterapia a domicilio trovi cosa fanno a casa. In quella su come scegliere un professionista trovi come controllare l'albo. Alcune spese per le cure a casa si possono detrarre, come spiega la guida sulle detrazioni.

Domande frequenti

Posso chiedere io l'ADI per un mio familiare?
Sì, puoi chiederla, ma servono sempre il medico e la valutazione dei bisogni. Il primo passo è parlarne con il medico di famiglia o con il pediatra. Se la persona è in ospedale, chiedi in reparto la dimissione protetta. Il decreto sui livelli essenziali prevede che l'ADI di primo e secondo livello possa partire anche dalla richiesta della famiglia o dei servizi sociali, nei modi decisi dalla tua Regione.
L'ADI costa qualcosa?
Le visite del medico, l'assistenza dell'infermiere e la riabilitazione a casa sono a carico del Servizio sanitario. Quando servono, il progetto di cure comprende anche esami, farmaci e dispositivi. Per l'aiuto alla persona dell'OSS il Servizio sanitario copre tutto nei primi 30 giorni dopo una dimissione protetta e la metà nei giorni dopo. L'altra metà spetta al Comune, che può chiedere una compartecipazione legata all'ISEE, come per i suoi servizi sociali.
Quanto dura l'ADI?
Dipende dal bisogno. Può servire per un periodo, per esempio dopo un ricovero, oppure a lungo. Il progetto di cure si rivede nel tempo e cambia quando cambia la situazione della persona.
L'infermiere dell'ADI viene anche di notte?
Le norme chiedono che le cure a casa abbiano una continuità 7 giorni su 7 e 24 ore su 24, nei modi decisi dalle leggi nazionali e regionali, anche con la telemedicina. Gli orari delle visite li decide la tua azienda sanitaria. Di notte e nei festivi c'è la guardia medica, e per un'emergenza si chiama il 118.
Posso avere l'ADI e anche un professionista privato?
Sì. Il privato si aggiunge alle cure pubbliche, non le sostituisce. Avvisa il medico di famiglia e l'équipe dell'ADI, così le cure restano coordinate e nessuno fa lo stesso lavoro due volte.
Fonti
  1. DPCM 12 gennaio 2017, definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza (artt. 21, 22 e 23). Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, 2017.
  2. DPCM 14 febbraio 2001, atto di indirizzo e coordinamento in materia di prestazioni socio-sanitarie (tabella, assistenza domiciliare integrata). Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, 2001.
  3. Decreto del Ministro della Salute 23 maggio 2022, n. 77, modelli e standard per lo sviluppo dell'assistenza territoriale. Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, 2022.
  4. Assistenza domiciliare. Ministero della Salute, 2025.
  5. Assistenza domiciliare, sistema informativo SIAD. Ministero della Salute, 2024.
  6. 116117 Numero Europeo Armonizzato (NEA) per cure non urgenti. Ministero della Salute, 2026.
  7. Decreto legislativo 15 marzo 2024, n. 29, politiche in favore delle persone anziane (art. 27). Normattiva, 2024.
  8. DPCM 5 dicembre 2013, n. 159, regolamento sull'ISEE (artt. 1 e 2). Normattiva, 2013.
  9. Casa come primo luogo di cura e telemedicina. Ministero della Salute, PNRR Salute, 2026.
  10. Monitoraggio Assistenza domiciliare. AGENAS, 2026.
  11. Report nazionale di sintesi del monitoraggio DM 77/2022, II semestre 2025. AGENAS, 2026.
  12. Assistenza domiciliare. Regione Toscana, 2026.
  13. C-DOM (ex ADI). ATS di Brescia, Regione Lombardia, 2026.
  14. Assistenza domiciliare. ASL di Latina, 2025.
  15. Servizi Assistenza Domiciliare Integrata. Azienda ULSS 9 Scaligera, Distretto 3 Pianura Veronese, 2026.
  16. Aziende sanitarie locali (ASL), open data. Ministero della Salute, 2026.
  17. Infarto del miocardio (Infarto, attacco di cuore). ISSalute, Istituto Superiore di Sanità, 2025.
  18. Ictus, ischemico e emorragico. ISSalute, Istituto Superiore di Sanità, 2025.
  19. Arresto cardiaco. ISSalute, Istituto Superiore di Sanità, 2022.

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Questo articolo informa e non sostituisce il parere del medico o del professionista che ti segue.

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